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Tra le figure religiose della Sardegna, la Beata Maria Gabriella Sagheddu è particolarmente nota nella tradizione devozionale proprio per una celebre guarigione miracolosa legata a un sogno.
Il miracolo del sogno: Una consorella trappista (suor Maria Pia) affetta da una grave e incurabile malattia agli occhi sognò la beata sarda. Nel sogno, la Beata Maria Gabriella la consolò dicendole di non preoccuparsi. Al risveglio, la mattina del 25 marzo, la suora riacquistò completamente e improvvisamente la vista.
La beata Maria Gabriella Sagheddu nacque da Marcantonio e Caterina Cucca, quinta di otto figli a Dorgali, un comune sardo in provincia di Nuoro, e venne battezzata con il nome di Maria, ma veniva chiamata Maù. La madre, rimasta vedova con cinque bambini, con immensi sacrifici e con l'aiuto dei buoni vicini riuscì a superare il difficile momento poi i più grandicelli cominciarono a lavorare due pezzi di terreno lasciati dal babbo. Si distinse a scuola soprattutto per la matematica. Amava qualsiasi tipo di onesto lavoro a casa o in campagna ed aveva un carattere forte, indipendente ed anche un po' ribelle. Le sue pratiche religiose erano limitate all'essenziale, la messa la domenica e qualche preghiera in famiglia. Quando la mamma le diceva di andare in chiesa alle funzioni serali, rispondeva: «Andateci voi». Non era iscritta ad alcun'associazione religiosa. Invitata più volte ad iscriversi all'Azione Cattolica, rispondeva: «Non ne ho voglia».
Dopo la morte di sua sorella minore Giovanna Antonia nel 1932 cambiò completamente, si corresse di tutti i suoi difetti, dicono quelli che la conobbero e cominciò a darsi all'orazione. Un giorno si presentò spontaneamente alla presidente dell'Azione Cattolica e con sorpresa della stessa, visti i tanti rifiuti precedenti, le chiese di entrare a far parte dell'associazione. Da quel giorno si dedicò a tutte le attività dell'associazione, divenne catechista dei bambini in chiesa e la sua vita spirituale fu caratterizzata da Messa e Comunioni frequenti, visite al Santissimo Sacramento, rosario e devozioni alla Madonna, confessione settimanale. Maù di Dorgali, divenne suor Maria Gabriella. Partì dal suo paese con il proposito di morire al mondo, di darsi senza riserve a Dio, e trovò l'ambiente che aveva desiderato: penitenza, preghiera, lavoro. Si imbatté in due anime apostoliche: l'abadessa madre Maria Pia (Maria Teresa Gullini) di Roma, e la maestra delle novizie, madre Tecla (Ida Fontana), due donne con un forte spirito missionario ed apostolico.
La professione religiosa di Maù di Dorgali fu pronunciata il 31 ottobre 1937, il rito si svolse in chiesa, era il giorno della festa di Cristo Re: «O Gesù, io mi offro a Te in unione con il Tuo Sacrificio e, sebbene sia indegna e da nulla, spero fermamente che il divin Padre guardi con occhi di compiacenza la mia piccola offerta, perché io sono unita a Te». Aggiunse rivolta a Gesù: «Ora fa tutto quello che vuoi», questa frase nascondeva il suo desiderio di offrirsi vittima per l'Unità della Chiesa. L'offerta avvenne nell'intimo del suo cuore, in un momento di totale solitudine. Poi dirà : «Mi sono offerta intieramente». Non conoscendo storicamente il problema delle separazioni della Chiesa, né dell'ecumenismo, alcuni pensano che questa vocazione ad offrirsi vittima per l'unità della Chiesa sia un'ispirazione celeste. Giovane di 23 anni, fino ad allora sanissima e piena di vita, da quel momento viene attaccata dal morbo dell'etisia che in quindici mesi la condurrà al sepolcro dopo tante sofferenze che lei chiamava «il mio tesoro». La sua condizione venne dichiarata incurabile nel maggio 1938. «Mi sono offerta intieramente» usava dire e «non ritiro la parola. Oh com'è buono il Signore... voglio amarlo per quelli che non l'amano... Gesù ti supplico di offrirmi con te».
Morì la sera del 23 aprile 1939, domenica del "Buon Pastore" a soli 25 anni.